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DOVE SIAMO: Enduro : Curiosità
Alla scoperta del Motorally
Articolo pubblicato su Ultramotard il: 2004-10-15 11:16:34
Alla scoperta del Motorally

Non è immediato avvicinarsi al Motorally, di certo non attrae per le evoluzioni di qualche pilota, o per l'emozione di una partenza in gruppo, o per nuvole di polvere, o per arrivi all'ultimo respiro, sotto la bandiera a scacchi, o ancora per nugoli di persone assiepate a bordo pista.
No, nel Motorally non c'è niente che possa attirare l'attenzione di chi normalmente si interessa a motocross o supermotard. Certo, somiglia parecchio all'enduro, ma non è enduro. La differenza è dettata da una notevole mole di oggetti che affollano il cruscotto della moto: pulsanti, contachilometri, ma soprattutto quella scatola dove è contenuto un nastro di carta con tanti disegni, numeri, indicazioni: il road-book. Eh, sì: nei rally la strada bisogna trovarsela da soli, non ci sono quasi mai fettucce ad aiutare.
Forse è inusuale recarsi ad una prova di campionato italiano per provare cosa significa partecipare ad un rally, ma la realtà è che probabilmente le prove del campionato italiano Motorally sono fra i pochissimi rally che si tengono attualmente in Italia. Detto, fatto: una bella ritoccata alla fida e strapotente (!?!) Honda XL200, un porta-roadbook autocostruito, ciclometro per bici di qualità adeguata e sono pronto a partire alla volta di Cairo Montenotte. Avrei preferito montare una corona con 4 denti in più, ma ora non c'è tempo per queste cose. Ad un suo amico che gli chiede, riferendosi alla mia cavalcatura: - "Ma dove va con quella moto lì?" - il mio amico Rubbiani risponde: - "Ma guarda che non ha mica fretta!" -.

Un dubbio mi assale: mica mi ritroveranno, dopo una settimana, perso fra le Alpi Marittime? L'unica volta che ho provato un roadbook (scaricato da internet) a Soriano al Cimino (non in gara), non sono riuscito neanche ad uscire dal paese!!!!
Vabbé, per scongiurare qualsiasi problema, trascorro il sabato prima della gara a settare il ciclometro/trip-master. Percorro e ripercorro il vialetto dove sono posti due pali a 500 metri di distanza, misurati dalla moto che ha percorso tutto il tragitto riportato nel road-book.
Alla fine viene fuori un valore di circonferenza ruota di 2180 mm circa. Sul roadbook consegnato la domenica mattina viene riportato un valore consigliato di 2140. Decido di partire con il valore che ho trovato, ma faccio male: il valore è sbagliato ed i km scorrono troppo velocemente. Il problema è che gli altri riescono a modificare il valore impostato nel loro trip-master velocemente, io no. Il ciclometro non è pensato per questo. Inoltre hanno i magici pulsantini che mandano i km avanti ed indietro rapidamente, indipendentemente dalla strada percorsa, io posso soltanto staccare il ciclometro per fargli perdere qualche decina di metri.
Al cosiddetto briefing, in realtà una prova di riconoscimento vocaboli, visto che nel palazzetto dello sport di Cairo il rimbombo è fortissimo, vengono date indicazioni supplementari sul percorso, per evitare che la gente si perda. Annoto diligentemente sul road-book tutte queste informazioni, ma poi, una volta in gara, non ci sarà tempo neanche per leggere se svoltare a destra o sinistra, figuariamoci il resto. Devo inoltre memorizzare rapidamente una lunga lista di abbreviazioni: SPP, SAP, LAP, LPP, e via così.

Alla partenza mi trovo affiancato con una conoscenza dell'anno scorso: Roberto Spinoglio dei Polverosi. Non sapevo neanche che fosse lì. Purtroppo è impossibile tenere il suo passo se cerco di navigare: o navigo o guido. Non riesco a fare tutte e due le cose. Ma sono qui per imparare, non per strafare: pertanto mi accontento di andare ad un passo col quale io possa arrivare in fondo vivo e vegeto. Tra l'altro il porta-road-book dà un po' di noie: ho attaccato male il nastro che fissa il road-book al tamburo, ed ora quest'ultimo gira praticamente a vuoto; inoltre con le buche il nastro si riavvolge nel tamburo di sotto e, quando vado a guardare, vedo note di 10 km prima. Come se non bastasse, il ciclometro si rivela per quel che è, ovvero un giocattolo: non c'è verso di leggere i km, le cifre sono troppo piccole. Inoltre ho sistemato troppo fuori mano il pulsante di avanzamento del road-book, è veramente scomodo!

Oltre a tutto questo, a complicare ulteriormente la questione ci si mette anche il camel-back (un contenitore di acqua da bere, dotato di un tubo che si tiene in bocca), che ovviamente ho sistemato male e perde tutto il suo contenuto per strada. Raccatto il tubo finito in mezzo alla catena e lo sistemo in qualche modo. Nel frattempo mi sorpassano praticamente tutti (non molti) quelli partiti dietro di me. Il camel-back è utile per non dover tirare fuori l'acqua da bere ad ogni minuto, ma non è uno scherzo gestire tutta questa roba mentre si guida.
Arrivo al primo controllo orario con 11 minuti di ritardo. Meno male che non mi sono perso. Ora inizia la prova speciale (PS). Speriamo di non fare da tappo a qualche scalmanato, altrimenti chissà quanti accidenti mi manderà.
Occorre sapere che queste prove speciali, al contrario dell'enduro, sono "navigate", ovvero bisogna comunque trovarsi la strada sul road-book. Funzionano così, pressappoco: o segui il road-book e vai più piano, oppure segui le orme delle moto e vai al massimo, ma regolarmente ti perdi e devi tornare indietro. E meno male che, ad ogni svolta sbagliata, dopo un po' c'è qualche indicazione che ti fa capire che sei fuori strada: una persona, un'auto di traverso, una fettuccia.
Dopo un po' vedo gente che si sbraccia e tenta di fermarmi: è il cosiddetto controllo a timbro: ora capisco a che serve quel pezzetto di cartone che mi hanno attaccato al manubrio. Il buco a forma di stella proverà che sono passato da lì. In effetti c'è più burocrazia qui che in un ministero romano. Il motivo per cui viene perforato il cartellino sul manubrio (e non la T.C.) è per una questione di velocità: durante una prova speciale non è pratico tirare fuori la tabella di controllo, si perderebbe troppo tempo.
Dopo un altro pochino comincio a preoccuparmi, ho paura di aver saltato qualcosa, non è possibile che questa benedetta prova speciale non finisca più. Poi mi sovviene che la lunghezza della suddetta non è di 2 o 3 km, come credevo io, ma almeno una ventina. Mi tocca sistemare il road-book e controllare che le note siano adeguate al tratto che sto percorrendo, poi riprendo.
Arrivo infine alla conclusione della prima PS. Poi scoprirò di aver concluso 131mo su 136. La cosa preoccupante è che dietro avevo soltanto le donne (veramente una ce l'avevo anche davanti), ma non me la prendo più di tanto. La moto è quello che è, l'allenamento non c'è, pertanto andiamo avanti così.
Passo dal benzinaio, non metto niente perchè questa moto praticamente va ad aria, ma in compenso riempio il camel-back: si rivelerà una mossa poco saggia, visto che il suddetto stavolta non si vuoterà per terra, ma direttamente nei miei pantaloni, un po' per volta. Provo a reimpostare il trip-master a 2140 mm. Purtroppo anche questo valore è sballato, ma di poco e nel verso opposto. Poi capirò che il valore giusto era intorno 2150.

Il secondo controllo orario è in stile caccia al tesoro. La nota dice "sentiero poco visibile sulla sinistra", su asfanto però. E' fondamentale una buona precisione del trip-master, ma il mio ha accumulato almeno 100 m di errore, per cui non è uno scherzo trovarlo. Alla fine imbocco il giusto sentiero: il CO e' ben nascosto, ad una trentina di metri dall'asfalto. Come al solito consegno la tabella di controllo che viene vidimata e restituita. Il buon "Rubio" Rubbiani mi aveva avvertito di non arrivare al CO in anticipo, in quanto l'anticipo sarebbe stato conteggiato due volte, fino a diventare un ritardo: il problema non si pone perché ho accumulato altri 11 minuti di ritardo. E vabbé... Da notare che, una volta accumulato il ritardo ad un CO, occorre presentarsi all'altro CO con uguale ritardo, altrimenti verrà trattato come fosse un anticipo, con penalizzazioni conseguenti.

La seconda PS la vivo con un certo sbrago: mi fermo addirittura a fare pipì, poi cado in discesa a causa delle braccia che chiedono SOS. Ho capito che sono ormai fritto, purtroppo la sveglia alle 5:00 e lo scarso allenamento stanno avendo la meglio. Decido di lasciar perdere, torno via strada. Del resto ho visto posti bellissimi, ho provato a me stesso di riuscire a non perdermi anche con un trip-master con 250 m di errore, mi basta così.
Ma tornerò......

Un ringraziamento particolare a Marco Rubbiani (nonché ai suoi amici...) per avermi consigliato e supportato al meglio nelle piccole necessità dell'ultimo minuto.

by ing. McGyver



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