Suzuki GSXR 750 Streetfighter by Lucio187La base di partenza è un gsxr750w sp(il modello con forcelle pluriregolabili,distinguibile dagli steli anodizzati rossi o blu delle forcelle) del 1995,ma immatricolata nel 1998 per la prima volta.
Da libretto risultano 96KW che corrispondono a 130cv,saliti penso di un po grazie all'istallazione di un silenziatore Arrow,e del raccordo centrale della stessa marca che garantiscono un sound da Porsche senza catalizzatore,non so se l'avete presente!?!

L'erogazione della potenza è tipica delle moto di quegli anni.
Scorbuticissima da fredda,inutilizzabile l'aria perchè innesca un tira e molla fastidioso.Le marcie si riescono a snocciolare senza problemi una dopo l'altra,non avendo il motore praticamente giri di caduta da un passaggio di marcia all'altra.Questo anche coadiuvato da una corona da 44 denti, in luogo di quella originale da 41 denti.
Volendo invece insistere con il motore e le marcie basse è richiesta una notevole conoscenza delle reazioni di una moto a carburatori con questi cavalli.
Arriva tutto e subito,innescando degli alleggerimenti all'anteriore e dei sbacchettamenti dell'anteriore improvvisi.La coppia non conosce flessioni fino al limitatore,ma il motore è fortemente soggetto al effetto on off,apri e chiudi,quando si rilascia il gas,con trasferimenti di carico che, per via delle sospensioni rigide,sembrano frustate secche.
Provata a fianco di un z1000 kawasaki e risultata ai bassi molto più piena e corposa,per venire un po soppiantata agli alti.
Insomma va imparata a guidere,perchè non è così istintiva,ma una volta imparat a condurre regala belle soddisfazioni.

Partiamo dalla colorazione che è stata effettuata sulla base del colore yamaha originale r6 ,ma la vernice è più brillante perchè è metallizzata,invece che quella originale pastello.
Tutto il telaietto dietro e relative sovrastrutture sono state trapiantate da un r6 modello 2000,eliminando le luci posteriori per alloggiare un sotto codone realizzato in acciaio da 1mm leggerissimo imbullonato con viti a brugola.
Il fanalino posteriore è un modello aftermarket facilmente reperibile.Il porta targa è sempre realizzato in acciao dolce.Le frecce omologate.Anche il paracatena è realizzato con una piegatrice,come anche il sorreggi vaschetta dell'olio del freno anteriore.
I tubi del freni sono in treccia e il sistema frenante è un Tokico a 6 pistoncini,con tubi in treccia,e pasticche CarboneLoiranne che garantiscono decellerazioni veramente invidiabili con poco pressione sulla leva in modo molto modulabile.
Le pistre sono originali bucate con una fresa industriale,sui fori applicati sono stati fissati raiser DMP e un manubrio in Ergal.Dovrei sostituire le pistre con ancora più professionali ABM,visinabili sul vostro sito,anche se queste sono fissate in modo irremovibile, garantiscono piena sicurezza e nessuna flessione torcente.

Il gas e rapido ad un solo cavo,non è il massimo a dire il vero risultando un pò duro e diminundo la dosabilità della potenza,ma garantisce un escursione massima di solo mezzo giro.
La mascherina anteriore e quella della Acerbis per moto da cross,verniciata anche essa del colore della moto.Garantisce un buon fascio di luce sia in larghezza che in profondita che sul manto stradale,a patto di regolare con calma la giusta posizione.
Una chicca che non so se sia visibile dalle foto ,sono i copri valvola dei pneumatici costituiti da due dadi da gioco filettati.
La strumentazione è purtroppo assente per motivi di spazi e alloggiamento.
In quello che era il cruscotto ora lo distanza intercorrente tra manubrio e cupolino è di pochi centrimetri,quindi l'unico strumento che posso e ho intenzione di istallarci è un piccolo contachilometri digitale, specifico per moto della Sigma uguale a quello delle biciclete, con fondo scala a 300 km orari.
I giri possono essere facilmente intelligibili da un orecchio un po' allenato,anche se un bel contagiri elettronico analogico con fondo scala a 14000 rpm (made by Elliot ) sarebbe nei miei progetti,posto permettendo.
L'arrivo della riserva è annunciato, invece che da una spia gialla, da un leggero e fastidioso singulto del motore,al quale bisogna accompagnare con la mano sinistra una rotazione nella posizione orizzontale del rubinetto della benzina.Ahimè purtroppo questa moto non aveva nemmeno originariamente di fabbrica la spia della riserva ma il classico e anacronistico ,già per queì tempi ,rubinetto a caduta senza ausilio del depressore.
Potreste quindi sorprendermi a controllare il livello della benzina dando una sbirciatina dal tappo,dato che il subentrare improvviso della riserva potrebbe lasciarmi con 3,5 litri di benzina troppo lontano comunque da un benzinaio!
E i kg non sono comodi da spingere.

Ad onor del vero devo dirvi con sincerità che la moto è stata da me acquistata già così da un ragazzo appassionato di Harley Davidson , coadiuvato da un suo amico meccanico e macchine utensili industriali.
Ho trascorso ore a farmi spiegare però, tutti le tecniche e gli accorgimenti adoperati durante le lunghe ore di trasformazione,poichè va conosciuta per la manutenzione.Vedendola e conoscendola da vicino sembra per certi aspetti uscita così dalla fabbrica ,non dando i componenti di modifica l'idea di qualcosa di posticcio.
Soltanto i cablaggi e gli agglomerati dei fili elettrici a volte troppo in vista comunicano ad un occhio attento ed esperto la vere origini del mezzo ,tradendo la sua vera natura "Home made".