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DaBoot Team: vi spieghiamo la moto da freestyle
Articolo pubblicato su Ultramotard il: 2005-06-28 12:18:55

I giovanissimi si esaltano, i più “scafati” giudicano, alcune signore, per la paura, scappano. Quei pazzi che volano sopra le nostre teste in un impressionante crescendo di spettacolo e adrenalina, sono i ragazzi del DaBoot Team. Alvaro Dal Farra, Massimo Bianconcini, Jader Toninello e Luca Zironi stanno dando spettacolo nell’ambito dell’Italian Surf Expo 2005 a Civitavecchia (RM).
Alla fine della “session”, dopo un overdose di “Superman Seatgrab”, “Cliffhanger” e “Hart Attack” decidiamo di andare a conoscerli un po più da vicino. Sono dei pazzi casinari questo è chiaro, ma sono altrettanto lucidi e razionali quando si tratta di descrivere la loro attività. E ci spiegano anche come sono preparate le loro moto. Perché se è indubbio che sono loro, i freestyler, i protagonisti della scena, non possiamo dimenticare che, alla fine, sono le moto quelle che subiscono i colpi più duri. Dopo voli di 50 metri e atterraggi da 10 metri di altezza, la moto deve essere in grado di continuare ad assecondare le richieste e l’estro del pilota.



Diciamo subito che telaio e motore rimangono di serie. Vanno bene così come sono, ci dicono in coro i piloti. Qualcuno lavora su scarico e silenziatore, ma si tratta di dettagli. Quasi sempre l’impianto di serie è quello che fornisce il miglior compromesso nell’erogazione.
La parte più importante, è il pensiero unanime, sono le sospensioni. Senza un buon reparto ammortizzante non si va lontano, le sopsensioni fanno la differenza e ti possono dare quello slancio in più per chiudere i trick più difficili
Devono essere scorrevoli nella prima parte di escursione per copiare le minime asperità del terreno e schiacciarsi sulla rampa, imprimendo al momento dello stacco il giusto slancio al mezzo. E poi debbono essere rigide nella parte finale dell’escursione, per incassare gli atteraggi più duri senza andare a pacco. Insomma un mix non semplice da mettere a punto. Ma su questo aspetto tutti lavorano molto e i preparatori più noti hanno ormai la “ricetta” specifica per il freestyle.

Passando alle sovrastrutture, il primo punto da analizzare è il manubrio. Qui entrano in gioco le preferenze e il gusto personale di ogni rider, ma in linea di massima, il manubrio è alto, senza traversiono e più stretto dello standard. Vanno per la maggiore le pieghe dedicate agli ottantini da cross. Manopole morbide e con ottimo grip, allungate rispetto al normale e leve molto basse per non interferire con le mani in volo, completano il ponte di comando.



Il parafango posteriore e spesso anche le fiancatine, sono ridotte ai minimi termini per non creare ostacoli durante i movimenti in aria. La scatola filtro è molto aperta, ma non per motivi prestazionali. Semplicemente per permettere al pilota di stringere con sicurezza la parte posteriore della moto in volo. Per lo stesso motivo i tubi del telaietto posteriore sono ricoperti di “grip” lo stesso materiale che i surfer applicano alle tavole per non scivolare sulla superficie.
Anche la sella viene spesso modificata e “minimalizzata” per dare più spazio alle “operazioni in volo”.
E poi c’è il look della moto. L’estetica della moto è fondamentale per un freestyler. E le moto del DaBoot Team anche da questo punto di vista dimostrano di essere all’avanguardia. Vedere per credere!



Se volete altre informazioni sul DaBoot Team e le date delle loro esibizioni: www.daboot.it
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