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DOVE SIAMO: Supermotard : Moto
Ultratest: Yamaha MT 03
Articolo pubblicato su Ultramotard il: 2005-12-02 11:31:03


Fin dalla sua presentazione la Yamaha MT-03 si è meritata l'appellativo di moto "anomala". Noi abbiamo voluto provarla in compagnia dei colleghi di Special con lo "spirito" supermotard. Ecco cosa ne è uscito.

Appena saliti in sella, l’approccio è in effetti quello da supermotard: manubrio largo e vicino al pilota, posizione di guida con il busto eretto, pedane alte ma non troppo arretrate.



Provata su un bellissimo percorso misto, ricco di curve e tratti veloci, la roadster-motard Yamaha è stata impeccabile. Forcella progressiva nell’affondamento e monoamortizzatore laterale (che a prima vista può far pensare ad una trovata estetica) che svolge perfettamente il suo compitoregalano un ottimo assetto. La ruota posteriore è sempre ben attaccata al suolo, anche alle inclinazioni maggiori, quando le pedane, sfregano fragorosamente al suolo. Nelle rapide serie di curve basta pensare ai cambi di inclinazione per vederli eseguiti, un comportamento dovuto sicuramente alla distribuzione dei pesi caricata sull’avantreno. La MT-03 ci ha sorpresi con un stabilità degna di moto ben più sportive. In prossimità della velocità massima indicata, di poco superiore ai 160 km/h, si può rimanere accucciati ed affrontare “a cannone” anche i curvoni più impegnativi.



Il motore non è un fenomeno di potenza e non conviene farlo girare troppo in alto, dato che il range operativo è tra i 5.000 e i 6.000 giri. In curva è meglio lasciarla correre con la classica “marcia in più” per sfruttare il rapporto inserito anche in uscita invece di essere costretti a cambiare per non trovarsi al limitatore.
La frenata è potente e modulabile, si può entrare in curva ancora “pinzati” avendo sempre un ottimo feeling con la ruota anteriore. Il freno posteriore è leggermente brusco e porta al bloccaggio se si “pesta” troppo il pedale.
Abbiamo potuto provare per qualche chilometro anche un esemplare dotato degli scarichi optional Akrapovic. A parte il sound coinvolgente e l’estetica accattivante, l’unica differenza avvertibile ci è parsa la maggiore prontezza di risposta ai regimi bassi.



La prova completa la potrete trovare su Special n.28 in edicola da gennaio 2006



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