NEL SEGNO DI ALEX

Alex Zanni, pilota di Chioggia (VE) classe 1973 è il compagno di squadra di Alessandro Botturi nel Team Aprilia Enduro. Dopo la prima vittoria di giornata nella 450 portata a casa dal “Bottu” a Castiglion Fiorentino nella prova degli Assoluti d’Italia, Alex non ha voluto essere da meno. Alla prima occasione, la tappa successiva di Bosio, si è imposto nella classe 500 in sella alla RXV 5.5.“È stato emozionate – afferma – anche se avevo comunque la situazione in pugno prima di affrontare nell’ultima speciale. I sei secondi di margine su Farioli erano una buona ipoteca in quanto, nei giri precedenti, avevo sempre guadagnato nel Cross Test. Semplicemente non dovevo commettere errori. Solo io potevo gettare al vento il successo. Ero tranquillo. Quando ho passato l’arrivo non mi sono neppure voltato a guardare il tempo, mi è bastato vedere che tutti i componenti della squadra hanno esultato e sono corsi verso di me per festeggiare. Ho provato una grandissima soddisfazione non solo a livello personale ma anche perché ho visto premiati gli sforzi di tutti i componenti della squadra che come me hanno lavorato veramente duro”.

Dopo questo successo è cambiato qualcosa nella tua testa?
“Non è cambiato assolutamente nulla. Sono sempre stato consapevole di essermi preparato bene e non ho mai perso la fiducia né in me tanto meno nella mia RXV 5.5. L’evoluzione della moto ha solo contribuito a darmi più sicurezza nella guida creando un maggior feeling”.
Quanto la bicilindrica ha influito sul tuo stile di guida?
“L’erogazione del motore detta un tipo diverso di reazione del comando del gas rispetto alle monocilindriche che avevo sempre guidato in precedenza. Ho adattato il mio stile di guida a questa caratteristica ma è altrettanto vero che tutto lo staff Aprilia si è adoperato per venirmi incontro. Quindi si può dire che l’adattamento è stato reciproco pilota e mezzo meccanico. Sotto questo punto di vista in pochi mesi sono stati compiuti passi da gigante”.
Sala, Merriman e Knight. Una caratteristica che invidi a questi tre grandi campioni.
“Sicuramente di Sala vorrei avere la costanza di rendimento che lo ha portato a restare sempre sulla breccia per così tanti anni con la voglia di un ragazzino. Ancora adesso, che ha una certa età, vedo che nelle gare degli Assoluti d’Italia lotta ancora fino all’ultimo per la vittoria, come se dovesse conquistarsi un posto in squadra. A Merriman invece invidio la sicurezza con cui affronta le speciali in linea. Ha una memoria fotografica eccezionale, si ricorda ogni metro della speciale, il che gli dà una sicurezza di guida che non ha eguali. A Knight invidio il modo in cui riesce ad affrontare le speciali estreme ovvero con naturalezza e incisività al tempo stesso. Fa sempre segnare dei tempi stratosferici. Ecco di questi tre grandi campioni vorrei ereditare queste caratteristiche. Un po’ di uno e un po’ dell’altro… allora sì che puoi vincere il mondiale a mani basse!”.
Cosa ti piace di più in una gara di Enduro?
"Mi piacciono le prove speciali in generale, meno i controlli tirati e trasferimenti duri e lunghi quando impieghi molto tempo tra una speciale e l'altra. Personalmente farei un giro più corto con più speciali, sarebbe molto meglio anche per il pubblico che in genere ha dei tempi morti tra un passaggio e l'altro.Questo contribuirebbe a migliorare ancora l'immagine dell'Enduro".
Se potessi tornare indietro nel tempo, a gennaio 2006, c'è qualcosa che cambieresti nell'approccio con al RXV 5.5 e che ti ha fatto perdere tempo prezioso?
"Rifarei tutte le scelte fatte a inizio anno. Sapevamo che, come per tutte le moto nuove, lo sviluppo comprende anche il fatto di testare soluzioni che magari non sono per forza quelle ottimali e che ti fanno perdere del tempo. Ecco forse vorrei iniziare l'anno con la moto di adesso. Sarebbe stato un bel vantaggio anche se c'è ancora un grande margine di miglioramento".
Hai lasciato il Motocross per passare all’Enduro. Un viaggio di sola andata?
“Devo dire che l’Enduro mi ha dato, e mi sta dando, grandi soddisfazioni e penso che sia la mia dimensione. Ancora adesso mi piace allenarmi nei campetti da Motocross in quanto questa disciplina fa parte del mio Dna. In tanti anni di Cross ho ottenuto ottimi risultati. Nell’Enduro mi sono trovato subito bene: lo scorso anno ho vinto il titolo italiano, mi sono piazzato al quinto posto nel mondiale e ho vinto con la nazionale italiana la Sei Giorni di Enduro. Insomma ce n’è abbastanza per restare in questo settore. Inoltre, correre per l' Aprilia e portare al battesimo una bicilindrica rappresenta una sfida veramente stimolante. E adesso che abbiamo rotto il ghiaccio con la prima vittoria a Bosio mi sento ancora più carico".
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