
Fondamentale nel 2 tempi , e la progettazione degli impianti di scarico , vediamo perché.
Un onda di pressione che raggiunge l'estremità di un tubo aperto cambia di segno. Un’onda inviata all’interno di un tubo con una delle estremità chiusa non cambia di segno.
In una marmitta a tubo semplice l’onda positiva che esce dalla luce di scarico, appena questa viene scoperta dal pistone, cambia di segno alla fine del tubo riflettendosi, con ridotta energia, di nuovo sulla luce di scarico ancora aperta. L’onda di depressione facilita l’espulsione dei gas combusti e quindi si riflette, comportandosi come in tubo chiuso, con segno uguale all'estremità dello scarico per poi riflettersi nuovamente verso il cilindro con segno positivo. Quest’ultima onda di segno positivo in parte impedisce la fuoriuscita dei gas incombusti.
Teoricamente l’impianto a tubo dritto sembra ottimale ma nella pratica, a causa delle bassissime pressioni e delle grandi quantità di energia cinetica consumata , si rivela un vero disastro.
Al tubo dritto e’ stato applicato un diffusore che si comporta come un invertitore di energia. Le pareti divergenti del diffusore provocano una forte onda di depressione che facilita l’estrazione dei gas bruciati ma, purtroppo, anche dei gas incombusti. Per evitare la perdita dei gas freschi si aggiunge un controcono che riflette parte dell’onda di pressione positiva come se fosse un tubo chiuso, creando cosi’ un blocco per i gas. L’impulso deve arrivare prima che la luce di scarico si chiuda per forzare la miscela fresca nel cilindro. Alle parti sopra menzionate si aggiungono altre due sezioni: un tratto a diametro costante tra i due coni e un tubetto dritto all'estremità del controcono, detto spillo.
La sezione cilindrica serve a distanziare meglio l’alternarsi delle onde di pressione e di depressione e lo spillo contribuisce a determinare l'intensità dell’onda di pressione positiva che impedisce la fuoriuscita dei gas freschi.
Un impianto e’ ben costruito quando si ha un’onda di depressione all’apertura della luce di scarico e allo stesso tempo un’onda di ritorno che blocchi i gas freschi. Dell’onda di depressione e’ responsabile il tratto iniziale del tubo e la parte conica dell’espansione, mentre l’onda di ritorno e’ regolata dal controcono e dallo spillo.
Per determinare la lunghezza totale dello scarico e’ necessario muoversi su due piani distinti: quello teorico e quello pratico. Le formule che seguono sono fondamentali per un dimensionamento di massima del sistema di scarico. Per ottenere il massimo in termini di prestazioni e’ necessario far seguire ai calcoli la prova al banco per poter apportare quelle piccole modifiche necessarie per ottimizzare lo scarico e poter ottenere cosi’ il massimo in termini di prestazioni.

Alle difficoltà proprie della costruzione di un impianto di scarico si aggiungono i problemi costruttivi derivanti dall’inserimento del sistema nella struttura della moto. Per motivi di ingombro molto spesso le marmitte hanno un andamento diverso da quello ottimale. Queste modifiche complicano maggiormente la progettazione di impianti validi sotto il profilo del rendimento. Al problema della forma si aggiunge quello della risonanza: le onde di pressione urtano contro le pareti della marmitta causando delle interferenze che hanno effetti spesso negativi. Questi fenomeni inquinano ancora di più il calcolo teorico dell’impianto di scarico rendendo necessaria la verifica al banco prova indispensabile per ricavare il massimo delle prestazioni.