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HELL’S GATE 2007: se il gatto non c’è…
Articolo pubblicato su Ultramotard il: 2007-02-15 13:07:24
HELL’S GATE 2007: se il gatto non c’è…



Normalmente i topi dovrebbero ballare. Ma non all’Hell’s Gate. Mancando Knight, forzatamente rinunciatario per ordini di scuderia e già vincitore delle tre passate edizioni, sembrava che si dovesse porre il semaforo all’arrivo. Ma non è stato e non poteva essere così.
All’Hell’s Gate non ci sono ne gatti ne topi. Solo te stesso e la tua fidata “bike” contro i sassi, le salite impossibili, i salti che neanche con le reti di protezione penseresti di farli.
La scorsa edizione è stata caratterizzata dal freddo e dal ghiaccio. Quest’anno, anche se il tempo il giorno della gara è stato clemente, non c’era un centimetro che non fosse bagnato e viscido. Acqua, acqua e ancora acqua. Fango, fango e ancora fango. E questo era il meno. Nei punti di maggior difficoltà, la Cascata e la Salamandra, praticamente si sarebbe potuto fare il bagno: si correva letteralmente in mezzo ai rivoli di acqua. Sicuramente tutti hanno fatto un bagno: quello di sudore, visto che per guidare la moto e tenere la linea non era come andare a fare la spesa.
Gara bagnata gara fortunata, dunque. Il problema è capire per chi. Al mattino, tanto per prendere le misure, quattro giri, con partenze individuali, di un percorso “semplice” da farsi in tempi quasi “umani”, con tanto di prova speciale e prova di accelerazione. E già li il gruppone si è assottigliato, definendo una start line pomeridiana, un po’ inaspettata, con Dini in pole e via via i favoriti, ma che vedeva appunto ben quattro italiani nelle prime due file.
La gara, l’Endurance “vero”, era appannaggio dei primi 36 classificati del mattino. Parlando con chi non ha potuto essere tra questi, si ha quasi l’impressione che i “fortunati” siano proprio loro, gli esclusi. Anche se poi un po’ di rammarico affiora. Ma l’esperienza fatta e soprattutto il toccare con mano, pardon, con i tasselli, cos’è l’Hell’s Gate, servirà per una preparazione migliore: qui non si può improvvisare, o si è al top o ci si trasforma in “visitors”.
La partenza, tipo motard, premiava Edmonson e Braybrook, ma al primo “gate” eliminacode (40 minuti massimo di ritardo), era Botturi a presentarsi, complice una caduta con lussazione del mignolo proprio di Braybrook, anche se poi anche Botturi stesso, per non essere da meno, si cimentava in una capriola con tuffo (è proprio il casi dirlo) nel piccolo laghetto sottostante.
Una scrollata, una “carezza” per sistemare la fedele moto, forse un po’ maltrattata, e via: siamo appena al primo giro…
In effetti i “topi” si sono scambiati molto spesso livrea per trasformarsi in “gatti” e viceversa, in un continuo scambio di posizioni, che ha reso la corsa veramente appassionante e quasi mai scontata, anche se piano piano si andava delineando quella che i pronostici avevano indicato.
Alla fine sette sono passati per la “porta infernale”, l’ascesa conclusiva: Braybrook, Edmonson e Albergoni, il podio, Botturi, Eyries, Lettenbichler e Sembenini (con un trial…) gli altri. In questo caso il podio avrebbe dovuto essere allungato e allargato per far posto a tutti e sette. Grandi!
Ma nessuno sarebbe riuscito ne ad arrivarci ne a superarla l’Hell’s Gate, se non ci fossero, stati gli appassionati, gli amici, insomma la “gente”, che nei punti impossibili ha faticato con i piloti e forse anche di più, tirandoli su con le corde ad uno ad uno, tutti.
Fabio Fasola ed il suo team hanno gestito alla perfezione l’evento, ed hanno promesso novità per il prossimo anno. Ma sarà possibile migliorare ancora?

Gianpietro Zamolo

Eccovi le immagini più emozionanti dell'Hell's Gate 2007.
Tutte le foto sono di Gianpietro Zamolo

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