
Il gruppo lamellare è un concetto abbastanza semplice, come lo sono i motori a 2T che lo utilizzano: il collettore carburatore-cilindro o carburatore-carter, è attraversato da una “griglia” dove le finestre, che permettono il transito della miscela risultano chiuse (o aperte a seconda del ciclo) da dei petali (lamelle) flessibili, ma fissati per uno spigolo.
A riposo ogni petalo o lamella, chiude ermeticamente la finestra, nel ciclo di lavoro, il pistone movendosi verso il punto morto superiore, aumenta il volume del carter creando la depressione che alzerà i petali e richiamerà i gas freschi, nel raggiungere poi il punto morto inferiore il pistone varierà in negativo la pressione nel carter chiudendo le lamelle ed impedendo il riflusso dei gas.
La forma della valvola lamellare è abbastanza tipica ed è costituita da un parallelogramma retto a base triangolare disposto trasversalmente.
Una faccia sempre aperta, vede l’aspirazione, le altre due, chiuse dai petali, il gruppo di scoppio.
Fondamentalmente, il pacco lamellare è costituito da tre parti, il corpo: che fa da supporto alle lamelle, che è in genere di alluminio; le lamelle: che sono in genere in fibra di vetro o carbonio; ed in fine gli stopper: che servono a bloccare l’eccessiva apertura delle lamelle e sono in genere in acciaio. Capita in taluni casi che gli stopper non ci siano, sostituiti da balestrini, che hanno comunque la stessa funzione.
Gli studi fatti su tale tecnologia da parte dei tecnici ed ingegneri meccanici, hanno dimostrato che il materiale più performante per le lamelle ( anima e cuore del gruppo lamellare, visto il lavoro alle quali sono sottoposte) è il carbonio, infatti la risposta del motore su tutto l’arco di utilizzo è il migliore, ma il carbonio risulta meno duraturo rispetto alla fibra di vetro o similari che invece viene preferita nella produzione di serie vista la longevità ed il prezzo decisamente inferiore.
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