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DOVE SIAMO: Supermotard : Curiosità
Team DRC SM Aprilia Factory: emozioni di un esordio
Articolo pubblicato su Ultramotard il: 2008-04-01 08:14:37

TEAM DRC SM Aprilia Factory – EMOZIONE DI UN ESORDIO  

  

A lungo combattuto riguardo al modo in cui scrivere questo primo “report” del Team DRC SM Aprilia Factory, ho deciso di fare a meno del solito palinsesto usato da noi giornalisti in questi casi.

 Il “palinsesto” di un comunicato stampa, nel suo significato etimologico di palìmpsestos, cioè di carta cancellata e riscritta, ha più o meno un cliché ben definito: alcune righe di formalità, una descrizione sommaria dell’evento, la citazione dei piloti e di alcuni importanti figure del team.

Numeri e classifiche; punto.

Si cancella e si riscrive, cambiando le statistiche e poco altro.

Come capo ufficio stampa del Team DRC Supermoto, questo sarebbe il mio compito e ciò che ho fatto molte volte in passato, ma che non ripeterò oggi, perché il Team DRC , un “palinsesto” da cancellare e riscrivere non ce l’ha.

Se fossi poi, di nuovo, un cronista indipendente, la situazione sarebbe la medesima, perché provengo da anni di militanza in altre categorie e nel “motard” sono nuovo anch’io, abbastanza ignorante sulle prerogative che lo caratterizzano.

Un ambiente, ci tengo a dirlo, diverso da quelli miliardari che in passato mi è capitato di frenquentare, ma non inferiore, anzi, dotato di una forza che molte realtà che assomigliano ormai più alla “notte degli Oscar” che alla sana passione sportiva, hanno dimenticato da tempoQui si fanno poche smancerie: siamo nel mondo di chi vive il motociclismo con i decibel degli scarichi che gli scorrono nelle vene. Decibel senza le “boccole”, intendo.   

Si corre sull’asfalto, ma non è la velocità, né si può dire sia motocross, anche se si affrontano woops e sponde e nemmeno speedway, anche se fai le curve derapando: è la Supermoto, è se stessa e basta.

Così, ho deciso di non cestinare una bagaglio di emozioni, mie e di tutti i ragazzi del team, che ritengo prezioso, per compilare invece scrupolosamente una fredda sequela di numeri e dati, conditi da quattro righe di formalità. Non questa volta. Questa volta desidero esprimere lo stato d’animo di una squadra intera, a partire dalla proprietà fino all’ultimo della fila, il giornalista forse, che dopo due giornate memorabili, dovrà fare in modo che per una volta anche chi lavora con tanta fatica sotto un gazebo, sia protagonista assoluto.

Idealmente, dedicato a tutti quelli che nelle Supermoto ci mettono l’anima e magari vanno a casa perché non qualificati, smontando la loro tenda davanti a chi, ugualmente, ha il pensiero di quale gradino del podio poter raggiungere l’indomani.

Le supermoto sono loro e siamo noi, tutti insieme.

  

 

 

Le Emozioni

 E’ splendido il colpo d’occhio del paddock di Ottobiano alla domenica mattina, pieno zeppo di mezzi fino a scoppiare, di gente indaffarata, di moto intere, smontate, in via di completamento; accese e in movimento, in movimento perché le spingono e non si accendono.

Tanti anche gli appassionati che girano per le stradine strettissime tra tende, tendoni, furgoni, bilici, carrellini e fotografano, guardano, cercano i loro idoli, i loro team preferiti.

 

Il campionato che si disputa è quello italiano, ma le prove sono quelle generali per il mondiale.

 

Per il Team DRC SM Aprilia Factory è l’ora del battesimo del fuoco, la prima presenza ad una competizione di Supermoto e finalmente anche il momento di poter dimostrare che si è lavorato bene, che la struttura è solida, che il personale è in gamba, insomma, che il DRC è una realtà tangibile. Certo sarà una giornata non facile da affrontare: lo si legge sui volti dei meccanici ed anche su quelli di chi è chiamato a dirigere (e forse anche su quello di chi ha l’onore di dover poi descrivere il week-end).

 

La tensione e la concentrazione sono un tutt’uno, ma vi è anche tanta consapevolezza che si potrà “far bene”, come si dice genericamente quando si vuole essere scaramantici.

 

Li guardo quei quattro gazebo schierati.

 L’Aprilia “vecchia”, monumento al motard, con il suo colore nero predominante, con il suo pilota, immagine nel mondo da anni di questa disciplina.Thierry, che ha scelto un acronimo come soprannome, tre lettere che tutti i suoi avversari pronunciano con rispetto e tutti i motardisti con ammirazione: VDB!A fianco, l’Aprilia “nuova”, in casacca rosso fiammante con bordature nere a richiamare il colore della sua factory, con una carica di entusiasmo da far accendere le moto a distanza, con i suoi due piloti, Ivan, Massimo, due italiani in sella ad un mito, decisi a regalare all’Italia un sogno.

Li guardo, così vicini da formare un'unica soluzione di continuità e guardo la gente, che si ferma numerosa ad osservare quella realtà di cui faccio parte, una squadra che solo pochi mesi fa era un progetto su carta.

 Penso a quanta strada abbiamo fatto insieme solo per arrivare fin qui ed a quanta ne dovremo fare per arrivare almeno da qualche parte….Due team, con i manager, i tecnici, i meccanici, spesso mischiati ad aiutarsi l’un l’altro con qualche incomprensione, certo, qualche tensione, come è normale che sia, ma anche belle risate, sguardi d’intesa e tanto lavoro, un lavoro comune a tutti, qui nel paddock.Queste sono le corse e la fatica è parte integrante del motociclismo, a tutti i livelli.   

Penso ai sorrisi ed alle strette di mano sincere quando Massimo, sabato, fa un’ottimo sesto tempo, guidando su qualche problema suo e del mezzo; penso agli abbracci ed agli occhi lucidi di tutti noi, quando Ivan fa la “pole” in una S1 combattutissima.

 

So che voi gli occhi lucidi li capite, perché, a prescindere dalla posizione del pilota o per chi corre, se ve li fa venire vuol dire che vi ha dato una grandissima emozione.

 Gli occhi lucidi sono lampi di gioia che, in pista, non hanno divisa.   Cammino su e giù osservando una passione che è presente, fortissima, in ogni angolo di questo paddock.Trovo incredibili e bellissime le famiglie intere, là sotto una tendina, impegnate nel mettere a posto una moto che arriverà magari 25ª al traguardo: “perché” - mi dice un signore – “se fa venticinquesimo in Coppa Italia ci ubriachiamo, che è sempre ultimo di 32 e stavolta sono in 34!”.La moto, ad onor di cronaca e ad onor del ragazzo, in realtà è un “ferro” più utile al trasporto della pizza-express che ad una gara, ma per il cuore che c’è sopra, vale le nostre SXV targate 30 e 121.   Cerco la “sala stampa” ma, prima lezione, la “sala stampa” caro il mio damerino, non sempre c’è e l’attacco internet per spedire gli articoli e le foto, te lo scordi. Qui nessuno ci pensa più di tanto: c’è da cambiare la suola agli stivali e ci sono le legature da fare.

L’unico che può pensare a certe cose, sei tu.

 

No, non è che “me la tiro”, è che di solito lavoravo così.

 Qui, penso che “non se la tiri” nessuno, e sono molto contento di questo.   

Invece mi sbaglio, seconda lezione, perché qualcuno che “se la tira” nel paddock c’è e, guarda caso, come spesso capita in tutti i paddock, o appartiene alla mia categoria, o fa il fotografo, oppure qui fa tutt’e due le cose (spero per lui bene, almeno una delle due).

Hai capito! Il bello è che io cerco di fare il compagnone con tutti, perché mi sono imposto di non essere proprio del tutto odioso (almeno all’inizio) e invece, di questi qui praticamente nessuno mi fila di striscio, impegnati come sono a fare i “giornalistoni” e i “fotografoni” che viaggiano a due a due (come mai? Uno inquadra e l’altro scatta?).

Anzi, sono così umile e poco calcolato che mi sembra di essere l’ultimo della categoria!

Ehi, ragazzi, un attimo, andiamoci piano, non posso viaggiare con il curriculum scritto in fronte.

E’ vero che ho lavorato per anni tra Motogp e Superbike, se non vi fa schifo, e collaborato anche, tra gli altri, con il N.Y. Times per esempio, volendo, se proprio non vi fa schifo.

Se non voleste fare di me un emarginato totale, magari mi farebbe piacere.

(Ebbè, quando ci vuole ci vuole…o no?)   

Grandissimi invece i piloti, tutti.

Chi alle prese con enormi responsabilità verso le case madri, i team, i manager, gli sponsor, se stessi; chi invece deve dar conto solo all’ultima entità, la più importante, quella che davanti allo specchio non mente.

Indaffarati nello stretching per indossare la tuta, con lo sguardo vitreo alla ricerca della concentrazione o rilassati ripensando alle gare, mentre smontano le attrezzature, o sporchi d’olio alla ricerca dell’ultimo “mezzo-cavallo” in più prima dell’ultima manche, che tanto ai fini del risultato non servirà, ma “vuoi mettere la soddisfazione a dirglielo al Billy cosa ci tiro fuori da questo motore”, siete stati grandi, grandi tutti.

Specialmente il ragazzo che si è fratturato in modo grave e che pensava già a quando sarebbe potuto rientrare.

 In bocca al lupo, ti aspettiamo.   

Grandissimi i meccanici, tutti.

Quelli che non possono permettersi di sbagliare una virgola, perché con le moto che hanno per le mani, se quelle non vanno sono dolori, e quelli che a guardarli bene sembrano femmine, anzi, sono proprio femmine, che danno una mano al proprio uomo, divise tra il dover essere comunque attaraenti e dover cambiare la gomma finita.

I papà, gli zii, i fratelli, i professionisti, quelli che ci provano e gli scarsi che non è venuto nessuno a dar loro una mano e devono farlo loro stavolta: grandi, tutti.

 

Grandissimi gli appassionati, tutti.

Alle 08.30 già in giro a “far le vasche” su è giù per i paddock e poi in tribuna, e poi con il naso sulla, anzi, NELLA rete della pit-lane e poi sì, al bar, a guardare la GP, a riempire tutti i posti in piedi vicino ai due televisori, ma a schizzare fuori non appena risuonano di nuovo i motori “ignoranti” delle Supermoto dopo la pausa pranzo. Grandi, tutti: un monumento alla coerenza, lo meritate.

 Perché la Supermoto è la supermoto. Perché “Pedrosa me lo raccontano, ma lo sterro che fanno questi qui fuori, col cacchio che me lo perdo!”.   E permettetemelo.   

Grandissimo anche il Team DRC SM Aprilia Factory.

Alla fine i ragazzi erano esausti. A fine giornata, quando ormai eravamo al tramonto nonostante l’ora legale, li ho visti distrutti: hanno dato tutto.

Hanno dato tutto per tutto ciò che non si è notato ma c’era, per tutti quei problemi risolti, anche all’ultimo momento, per non esseresi fermati praticamente mai per 10 ore al giorno, non appena messo piede nel circuito.

Più di tutti forse la gente, che sulle prime magari ci guardava con un po’ di scetticismo, alla fine forse ha capito, ed è venuta a chiederci i gadget con molto affetto, orgogliosa di indossare qualcosa del Team DRC.   

Un grazie enorme ai nostri piloti per quello che hanno saputo fare in pista.

A Massimo, che senza allenamento ha tenuto duro fino alla fine della seconda manche, ed ha portato a casa un ottimo risultato nonostante il dolore all’avambraccio (che ha dovuto supplire da solo al lavoro parziale dei muscoli privi di allenamento della spalla) sia stato terribile già da metà gara.

A Ivan per le due grandissime manches, nelle quali sorpassi e strategia sono stati da manuale. Ci ha entusiasmato ed ha entusiasmato penso anche tutto il folto pubblico presente, in questa gara giocata tra tre splendidi combattenti.

 

Un grazie ad Aprilia Off Road per il loro aiuto e per averci “insegnato” a camminare: magari un po’ traballante, ma il “bimbo” ora è in piedi.

A Torino proveremo i primi passi.

 

  

Per quello che mi riguarda, un GRAZIE al mondo della Supermoto, nell’avermi aiutato a riscoprire e rivedere ancora ben vivi certi valori dello sport. Spero di imparare tanto e presto e spero un domani di poter portare il mio piccolo contributo, insieme al Team DRC SM Aprilia Factory del quale faccio parte, a questa categoria del motociclismo, così diversa e così affascinante.

 

  Potrei raccontare tanto d’altro su questo esordio così atteso da noi, così tanto immaginato e finalmente arrivato, e le emozioni, sono certo, continueranno.

Dovrò tornare a scrivere i miei report, i comunicati stampa istituzionali, le classifiche, i punteggi, quello che scrivono tutti…

 Dovrò..........oppure no?   

 

DRC SUPERMOTO APRILIA FACTORY




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