TRECENTO CANDELINE IN ITALIA PER IL TEAM HONDA-HM-ZANARDO
Sabato 27 e domenica 28 settembre a Piediluco (Terni), il team Honda-HM-Zanardo raggiungerà un importante traguardo: il GP d’Italia, infatti, segnerà la trecentesima partecipazione della squadra guidata da Franco Mayr ad un Gran Premio del Mondiale Enduro.
Dopo le ottime prove dei GP di Gran Bretagna e Francia di fine luglio, i piloti del team Honda-HM-Zanardo cercheranno di aggiungere nel GP d’Italia valido come settima prova del Campionato del Mondo Enduro 2008, altri risultati prestigiosi a quelli già ottenuti quest’anno. Ripercorriamo le tappe più importanti della storia del team Honda-HM-Zanardo; una storia iniziata nel 1984. A raccontarcela è il suo fondatore, Franco Mayr.
Quando è iniziata l’attività di team manager, ti saresti mai aspettato di raggiungere un simile traguardo?
“Sinceramente quando nel 1984 ho dato vita al Jolly Racing non mi ero posto alcun obiettivo perché l’ho fatto per passione verso l’enduro; non ho mai pensato per quanto tempo sarebbe potuta proseguire questa avventura. Tutto è venuto da sé, continuando a fare quello che mi piace; tutto ciò ci ha portati quest’anno ad affrontare la diciottesima stagione nel mondiale enduro a cui ne vanno aggiunte altre sei di campionato europeo. Arrivare a questo importante traguardo, i 300 Gran Premi disputati complessivamente nelle varie classi del mondiale mi sembra un sogno. Ovviamente tutti questi anni portano con sé tantissimi bei ricordi, 15 titoli mondiali, 9 europei, 52 campionati italiani. Il percorso della mia squadra è iniziato dalla prima sede di Muggiò nei pressi di Monza, poi a quella di Vergiate (VA), siamo passati dalle Kawasaki della KL alle Yamaha. Poi nel 1996 la nascita della TRS con Alessandro Tramelli ed il definitivo trasloco a Piacenza con l’approdo alla Honda con un rapporto di collaborazione sempre più proficuo e consolidato con HM Moto SpA sostenuti da Alfredo Ciresa. Fino al progetto pienamente riuscito di realizzare anche delle moto replica per i nostri clienti identiche a quelle dei campioni Honda. Tanti i ricordi; il debutto della mia squadra nel 1984 con ben quattro moto differenti, Muraglia (Accostato), Cecconi (Husqvarna), Grasso (Kramit), Orioli (Puch-Frigerio). Presi la decisione di percorrere la strada più difficile preferendo l’aspetto umano, cioè il pilota, a quello di avere una sola marca motociclistica che ottimizzasse il lavoro della squadra ed i costi. Nel 1990 la FIM decise finalmente di dare ufficialmente vita al campionato del mondo enduro e per noi nel 1991 arrivò il primo titolo iridato grazie a “Chicco” Muraglia nella 80. Non dimenticherò mai quella vittoria anche se credo che la più limpida nella mia mente resti quella che ottenne l’anno successivo Giorgio Grasso nella 250. Più recentemente quelle del 2003 di Stefan Merriman sempre nella 250 e dello scorso anno di Mika Ahola nella classe E2. Essere arrivati a questo traguardo è un sogno, qualcosa di surreale, che mai e poi mai avrei immaginato”.
La storia del team è poi costellata da tanti altri successi, anche se non sono mancati i momenti difficili.
“Sin dall’inizio il nostro cammino è stato tutto una sorpresa: dal primo podio ottenuto con Muraglia nell’allora Campionato Europeo già alla prima stagione, alla prima vittoria di Grasso, al mondiale vinto con “Chicco” Muraglia nel 1991, il primo pilota italiano a vincere un titolo iridato. Tra i piloti al quale sono maggiormente legato figurano Grasso, Merriman e Ahola. Grasso non è stato solo un grande campione ma un uomo sotto tutti i punti di vista. Vederlo vincere consecutivamente due mondiali nel 1992 e 1993 mi ha dato una gioia indescrivibile. Se non si fosse leso gravemente un rene nel 1994 nel di Svezia avrebbe vinto un altro mondiale e chissà quanti ancora. Merriman è stato l’altro pilota che ha saputo trasmettermi emozioni a non finire, soprattutto quando vinse il mondiale 250 2T nel 1993 con un finale davvero al cardiopalmo con Salminen per il titolo assoluto. Merriman è sempre stato un autentico imprenditore. Credo sia il migliore professionista dei tempi moderni. Ahola è storia recente; veniva da esperienze che lo avevano più volte portato ad un passo dal titolo mondiale ma che per un motivo o per l’altro ha purtroppo sempre mancato. Da noi ha sicuramente trovato una moto ed un team che si è dedicato a lui al 110%. Probabilmente ha trovato anche l’ambiente giusto, le motivazioni ideali, la carica adeguata che gli ahnno permesso di vincere nel 2007 il titolo della E2 e di essere attualmente al comando della E1. Con questi piloti ma anche con tutti gli altri abbiamo vissuto tanti momenti bellissimi, ed è difficile fare un elenco di quali siano stati i più emozionanti, perché ogni anno racchiude una sua storia, una sua particolarità. Ci sono stati anche periodi difficili ma quelli non fanno parte di questa storia”.
Come hai affrontato il passo da pilota a team manager, e quali sono state le prime difficoltà che hai dovuto affrontare mettendoti al timone di una squadra?
“Io ho sempre corso per hobby. Nel corso degli anni credo di aver lavorato per raccogliere tanti piccoli segreti che hanno contribuito a rendermi un uomo maturo, in grado di fare delle scelte. Questa è stata la mia grande fortuna: a un certo punto ho deciso di provare a mettere a frutto questa esperienza con quella fatta in altri ambiti. La difficoltà del passaggio da semplice pilota-appassionato a team manager è chiaramente legata al fatto che si cambia totalmente lavoro: quando si è piloti in un certo senso si è racchiusi in una sfera speciale. Un team manager deve invece affrontare tutte le problematiche legate a far sì che la squadra funzioni: bisogna curare l’organizzazione dei meccanici, le trasferte, l’hospitality, l’abbigliamento del personale, e fare in modo che il team dia di sé un’immagine importante. Va poi considerato che non siamo una casa costruttrice: viviamo di sponsorizzazioni, perché senza di esse non potremmo fare le competizioni. Un team manager deve quindi curare anche gli aspetti che portano a raggiungere certi obiettivi di budget. Per riuscirci serve essere dinamici, tenendo sempre duro e reagendo ai momenti di sconforto: insomma, combattere sempre. È inoltre importantissimo dare la carica anche alle persone che lavorano con te, perché è con la fiducia in se stessi che si ottengono i risultati. A me non piace essere definito il capo: mi vedo un po’ come il rappresentante di una tribù. In fondo ci deve sempre essere qualcuno che prende delle decisioni, e quello sono io, ma preferisco essere considerato come tutti gli altri all’interno del team. Se sono riuscito a costruire qualcosa di importante è anche perché ognuno di loro ha dato il proprio contributo a questa squadra”.
Il team Honda-HM-Zanardo ha poi il pregio di aver dato l’opportunità a tanti piloti, italiani e stranieri, di dimostrare il proprio talento.
“Siamo un team tricolore, per cui dentro di me ho sempre sentito la necessità di far correre dei piloti italiani. Il legame con Muraglia, Orioli, Grasso, Pellegrinelli ed il più recente con Botturi, Balletti, Mossini, è tutto speciale. Non direi che sono uno scopritore di talenti, però attraverso la nostra squadra ho sicuramente dato delle buone opportunità a tanti piloti di mettersi in luce, grazie a un lavoro onesto e di qualità”.
300 Gran Premi: un record!
“Sì, e sono pure emozionato perché negli ultimi anni li abbiamo affrontati con la Honda-HM grazie alla disponiblità ed alla collaborazione di Alfredo Ciresa che non smetterò mai di ringraziare. Con Guerino Zanardo, sponsor ufficiale della nostra squadra esiste un legame molto forte: mi ha dato un’opportunità straordinaria. La sua è sempre stata un’azienda serissima che mi ha dato molto, mettendomi nelle condizioni di lavorare bene e di esprimermi. Ho il privilegio e l’onore di avere la fiducia di queste persone, e di questo ne faccio tesoro: porto la bandiera del team Honda-HM-Zanardo, e continuerò a portarla, non ho nessun interesse a cambiare”.