
Aumentare la cilindrata. Sembra questa la strada scelta dai costruttori giapponesi per rendere più intriganti le proprie moto nude.
Uno degli esempi classici di questa nuova moda lo offre Suzuki, che non ha lesinato su alesaggio e corsa: si tratta della GSX 1400.
Una moto "extra" in tutti i sensi, come del resto lo sono anche le due "cugine" Kawasaki ZRX 1200 e Yamaha XJR 1300 SP, pioniere di questa filosofia di mezzi che fanno del piacere di guida il centro di tutto, sempre a patto di non esagerare. Ma il bello di queste moto è che sanno colpire al cuore anche i non appassionati. Il sapiente mix creato dalla loro estetica, dai motori di elevata cubatura, rigorosamente lasciati alla vista di chi gli ammira, e dal carattere forte e personale, da una sensazione di estrema concretezza a chi se le trova davanti.
Niente è nascosto o celato allo sguardo, e la tecnologia estrema delle moto sportive di oggi è una cosa a loro sconosciuta. Non troverete carbonio o profilatissimi cupolini su queste moto, ma ciclistiche sicure e collaudate, semplici come i loro telai a doppia culla in tubi di acciaio, e soprattutto tanta sostanza. Sono moto vere, potenti, con tutto il necessario ma nulla di più, proprio come i modelli di venti anni fa ai quali si ispirano, e di queste realizzazioni hanno tutti i pregi ma anche i difetti.
Suzuki GSX 1400, Kawasaki ZRX 1200, Yamaha XJR 1300 Grandi, potenti, con un estetica affascinante e dal gusto squisitamente retrò. Stiamo parlando delle maxi-naked made in Japan, che sulla scia dei successi ottenuti negli anni '70 e '80 si stanno sempre più ritagliando un posto al sole nel mercato italiano.

Non vanno infatti prese troppo alla leggera: i loro motori sono così potenti e ricchi di coppia da poter imbarazzare chi non è avvezzo a certe prestazioni; ma allo stesso tempo sono in grado di districarsi nel traffico cittadino con estrema naturalezza, mettendo a proprio agio il guidatore come poche moto sanno fare. Merito di ciclistiche bilanciate, della disponibilità dei propulsori a girare a regimi "da diesel" e degli ottimi angoli di sterzo. Si tratta in definitiva di tre moto godibilissime, che si adattano con estrema naturalezza ai più svariati tipi di utilizzo e dall'estetica personale.
Anche la meccanica, se pur ispirata dalla stesa filosofia per tutte e tre le moto, prevede differenze anche importanti tra i tre modelli. Il comune denominatore di Kawasaki Suzuki e Yamaha è il motore a quattro cilindri in linea con distribuzione bialbero e quattro valvole per cilindro.
La novità del gruppo, la Suzuki GSX 1400 è equipaggiata con il propulsore di maggiore cubatura, nuovo punto di riferimento della categoria. Si tratta della conosciuta unità della Bandit 1200, dotata di albero di equilibratura, e rivista in questo caso nelle misure di alesaggio e corsa per raggiungere i 1400 centimetri cubici e impreziosita dall'iniezione elettronica.
Il raffreddamento, come da tradizione Suzuki, è misto aria-olio (sistema SACS, Suzuki Advanced Cooling System). Capace di erogare 98 CV alla ruota, quello che stupisce è il valore di coppia massima che è stato in grado di erogare ben 12,41 kgm (121,72 Nm) alla ruota a soli 5.000 giri contro i 9,96 kgm (97,68 Nm) a 6.250 giri della Yamaha e i 9,90 kgm (97,09 Nm) a 6.750 giri della Kawasaki.
Quest'ultima oltra ad essere la più potente, è l'unica a poter disporre del raffreddamento a liquido, il cui motore 1200 rispetto al precedente da 1.100 cc presenta le camicie dei cilindri in alluminio, nuovi pistoni e alberi a camme.

Analizzando il 4 cilindri della Yamaha XJR 1300 si rileva come a Iwata abbiano operato alcune modifiche tecniche di rilievo.
Nell'intento di migliorare ancora l'erogazione ai bassi e medi regimi, c'è una nuova batteria di carburatori più grossi e più leggeri (Mikuni BSR37 in luogo dei precedenti BS36); un l'impianto di scarico completamente ridisegnato e nuovi alberi a camme con diversi profili; in ossequio alle normative antinquinamento è stato introdotto un sistema di immissione forzata di aria nelle luci di scarico per ridurre le emissioni di CO e HC.
Saliamo ora in sella a queste tre maxi e scopriamone i segreti. Tutte e tre le moto consentono una postura ottimale per il guidatore: anche in questo caso la più sportiva tra le tre è la Kawasaki, che è anche la più omogenea per le angolazioni di braccia, busto e gambe. La GSX rispecchia fedelmente la postura delle sorelle di minore cilindrata, con un seduta un po' infossata ma con braccia e busto in posizione del tutto naturale. Anche la Yamaha è notevolmente migliorata rispetto alla precedente versione, con un posizione di guida che permette di caricare maggiormente l'avantreno
Veniamo all'utilizzo: In città è inutile aspettarsi miracoli da queste naked, ma bisogna dire che comunque se la cavano piuttosto bene, con la Yamaha che spicca su tutte in virtù del suo avantreno, nonostante il peso si faccia sempre sentire. Ma i percorsi misti e a tutte curve sono il loro terreno di battaglia dove poter tirar fuori tutta la coppia e l'elasticità di cui sono capaci: non ci sono mezzi termini per descrivere le soddisfazioni che regalano! E anche in questo caso salta subito all'occhio l'anima che le contraddistingue. La Kawasaki conserva la palma di moto più sportiva, con il suo potente 4 cilindri che mostra una maggiore propensione a girare in alto: superata una certa ruvidità fino ai 4.000 giri, allunga di slancio fino alla soglia del limitatore posta a quota 10.500. Ma sia comunque ben chiaro che sotto non è di certo vuota, di coppia da vendere ne ha anche lei.
Lele.